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martedì 30 settembre 2014

Quanto conta la cover per un ebook?

Quanto conta una cover nel successo di un ebook?
E' una domanda da un milione di dollari, ma io credo che l'importanza di una cover sia ampiamente sottovalutata. Gli ebook sono pubblicizzati sui social, dove le immagini dominano e dove arrivano in un bombardamento continuo e indifferenziato. Mentre in libreria il potenziale lettore può sfogliare il libro, leggerne una pagina a caso, rigirarsi il libro tra le mani, farsi stregare dall'incipit e quindi essere influenzato da una serie di fattori, nel mondo digitale il nostro libro viene percepito inizialmente come un'immagine. Sia che che l'immagine accompagni la segnalazione su un lit-blog, una pagina FB, o il risultato di una ricerca su Amazon.
La cover dovrà portare il lettore alla cosiddetta splash-page, cioè dove finalmente potrà leggere la sinossi, verificare il prezzo, magari leggere le recensioni degli altri lettori. Tutti fattori importantissimi, ma se la cover non attira, il lettore non arriverà mai neanche a leggere la sinossi.
Quindi, dovendo ridisegnare le cover della mia serie di "Promise", mi sono chiesto su quali fattori spingere, cosa deve avere una buona cover per emergere. Dopo qualche ricerca sono giunto a due conclusioni differenti: o il disegno è talmente originale, artistico, di rottura rispetto a tutto quello che si è già visto, che colpisce il lettore, oppure le cover migliori sono quelle che seguono il gusto del pubblico. Quindi, dato che il genio è riservato a pochi fortunati, ho deciso di mettere delle cover che fossero nello stile del mainstream. Come si fa ad individuare questo gusto della maggior parte del pubblico? Semplicissimo, basta osservare le cover dei romanzi più venduti nella nicchia che si ha intenzione di conquistare. Si possono anche osservare le cover di esempio dei cover artist, che interpretano e guidano il gusto comune, vi metto alcuni link per la vostra curiosità:

http://thebookcoverdesigner.com/product-category/premade-book-covers/
http://www.selfpubbookcovers.com/
http://www.jasongurley.com/pre-made-covers/
http://www.creativeparamita.com/premade-book-covers/

E alla fine di questa ricerca, le nuove cover che ho disegnato per la serie di Promise sono queste:
http://www.amazon.it/Siamo-promessa-saga-Promise-Vol-ebook/dp/B00KRGL61Y

http://www.amazon.it/Cuori-dacciaio-saga-Promise-Vol-ebook/dp/B00KZ2V9NA

http://www.amazon.it/pianeta-ostile-saga-Promise-Vol-ebook/dp/B00KYUAYS4
 Che ne dite? Vi piacciono?

mercoledì 25 giugno 2014

Recensione Epidemic Egonomic di Marina Belli - Ebook gratuito

Ultimamente il mio reader si sta affollando di ebook gratuiti, perchè mi piace scoprire anche altri autori che decidono di mettere a disposizione nel mondo libero i loro deliri e demoni.
E così qualche tempo fa avevo scaricato l'ebook di Marina Belli, Epidemic Egonomic. Purtroppo non ricordo più il perchè l'avessi scaricato, dove mi fossi imbattuto in questa autrice o se qualche amico me lo avesse segnalato. Tant'è, questo testo languiva nel mio reader da settimane, mesi forse, e, curiosamente, ne avevo letto solo l'epilogo, cioè le ultime cinque pagine dove si descrive l'epidemia gialla, cioè la zombificazione del mondo, come se fosse una cronaca di giornale.
Non chiedetemi perchè avessi iniziato a leggerlo dalla fine, io ogni tanto faccio cose strane e inquietanti, non chiedete e andate oltre ^^
Questa descrizione epidemica mi aveva incuriosito a sufficienza per non cancellare il file, (come purtroppo mi capita per una gran parte di ebook distribuiti gratuitamente, che sono oggettivamente illeggibili) ma avevo alcuni libri arretrati da finire e letture che mi sembravano più urgenti di questa. Tornando dal Marocco, grazie a due ore di attesa sulla pista per lo sciopero dei controllori di volo francesi, mi sono invece letto tutta l'opera e ne sono rimasto piacevolmente sorpreso.


La storia riguarda una donna che deve sopravvivere giorno dopo giorno in una Lombardia spettrale, devastata da una guerra contro gli zombie, dovuti a un'infezione virale. Il tema è abbastanza trito, anche se io adoro le storie di zombie e non mi stancherei mai di leggerne o di vederle al cinema.
La forma narrativa ha una sua originalità, perchè è svolta sotto forma di blog, come se il libro fosse una trascrizione da un file scritto da questa persona, tuttavia questa scelta verso la fine del libro comporta qualche problemino, perchè ovviamente non si può scrivere nei dettagli qualcosa che ancora non si è vissuto. Però nel complesso questo artifizio non è determinante nella sorte del libro.
Quello che veramente fa la differenza in questo testo è lo stile rabbioso e vivido con cui è scritto, la narrazione a strappi, anche brutali, con improvvisi flashback, che rendono al meglio lo spirito angoscioso della situazione.  La protagonista è reale, tenera e credibile nella sua continua ricerca della normalità in un mondo che normale non è più, ingenua nell'amore e romantica anche nei momenti più disperati.
Quindi complimenti a Marina, di cui non ho letto altro, e presto colmerò questa lacuna. Invito chi ama il genere a scarica l'ebook, è gratuito, qui sul suo blog, e fatemi sapere che ne pensate.


venerdì 20 settembre 2013

Consigli per un buon Booktrailer

Mi sentivo come se stessi lasciando andare il mio bambino quando ho spedito la copia finale del mio racconto "Club Suicido" ai tipi di Rizzoli per Youcrime.
E' vero che era stata una lavorazione piuttosto breve, un paio di settimane appena, ma l'occasione di uscire con un ebook con una risonanza commerciale così ampia mi aveva messo sotto pressione. 
Tuttavia, un po' per la natura del concorso letterario, con la sua competizione social, e un po' per la mia precedente esperienza con il romanzo pubblicato con Flower-ed, sapevo che nella lunga vita di un libro, la scrittura è solo il primo passo. In questi due mesi io e gli altri del team Karima abbiamo promosso in ogni modo il nostro ebook, con buoni risultati direi, tuttavia rimaneva aperto il tema del book trailer.
I Booktrailers sono aggiunte relativamente recenti al mondo letterario. La maggior parte degli autori, in fondo al loro cuore nero, credo che li detesti cordialmente. Ci stracciamo le vesti e le anime nella creazione di un libro, mettiamo in piazza i nostri luoghi sacri, le persone che abbiamo amato e  i peggiori tratti del nostro carattere, dissimulandoli nella trama narrativa. L'esperienza di lettura di un libro si svolge nel giro di ore, al massimo giorni, ma alcuni libri cambiano la vita.

Possono pochi minuti su uno schermo davvero rendere giustizia a un'esperienza così ricca ?

Difficile a dirsi, però mi rendo conto che i booktrailers sono importanti per me, come lettore. Li guardo quando appaiono su Amazon o B&N, e per i libri di cui non so molto, il trailer spesso influenza la mia decisione di acquisto.
Non ci sono valanghe di informazioni sul web su come creare un buon booktrailer. In giro se ne vedono di tutti i tipi, da quelli hollywoodiani a quelli fatti malamente in casa.
Alcuni guru dei social media esortano a limitare il nostro book trailer di 30 secondi.Sostengono che i moderni tempi di attenzione non durano più a lungo, ammaestrati dalla pubblicità.


Io vi  porto l'esempio del booktrailer di Karima. Credo che possa essere un buon compromesso e che catturi l'attenzione del pubblico, stimolandone la curiosità e cogliendo lo spirito del libro che vuole promuovere.


Potrà un book trailer ampliare il vostro pubblico?

Non conosco la risposta a questa buona domanda. Viviamo in un'epoca in cui meno persone leggono   e più persone guardano. Questo ha spinto l'ascesa dei booktrailers. Molti scettici sostengono che questi media non c'entrino nulla con la letteratura e l'editoria in generale. Io ho una visione diversa: la mia speranza è che i trailer, come il nostro di Karima, contribuiscano a colmare il divario e attirare più persone verso la bellezza, la sostanza, e il potere dei libri di influenzare le nostre vite.
 

lunedì 10 dicembre 2012

I miei ebook gratis

Ieri ho terminato la prima esposizione gratuita di un mio racconto, che avevo fatto tradurre in inglese, sul sito amazon, cioè Bloody Mary Blues. La particolarità di quest'opera è che avevo inserito delle immagini per illustrarne i contenuti.
Comunque questa esposizione (KDP free days, si chiama), ha avuto un certo ritorno, cioè 43 copie distribuite. Sono tante, sono poche? Difficile da dire, nei prossimi giorni effettuerò un'altra esposizione, provando a promuovere meglio i giorni gratis. Questa volta ho comunicato su twitter sugli account dedicati a queste promozioni, ma solo uno ha retweetato. Il problema è che se volessi farlo per i miei libri in italiano, neanche si potrebbe, data la scarsità di queste risorse...
Comunque dopo questa promozione, mettendo insieme le copie scaricate da Smashwords, Kobo e Barnes & Noble dei miei libri gratuiti sono arrivato alla bellezza di :

400 copie !!!

Non male davvero, capisco che rispetto ai volumi di un big sia una lacrima nel mare, però devo dire che la distribuzione gratuita di questi libri è un ottimo modo per far circolare il proprio nome ed è un sistema che consiglio a tutti gli scrittori esordienti o emergenti per promuovere il proprio lavoro senza investire in pubblicità.

lunedì 12 novembre 2012

Le cinque regole di Heinlein

Quando si scrive un libro e lo si pubblica, spesso ci si ritrova a rispondere a interviste. Una cosa divertente, ma che poi ti porta a dire sempre più o meno le stesse cose. Anche perché le domande sono spesso le stesse. A parte l'immarcescibile "dicci qualcosa di te", che mi imbarazza sempre perché non so come iniziare la frase (sono una persona, non un cane per certo. Oppure sono un ragazzo, beh a 40 anni complimenti per l'ottimismo, oppure sono un uomo, stessa considerazione per persona…), una delle domande più gettonate è "come si fa a pubblicare un libro?".

Beh pubblicarne uno può essere anche un colpo di fortuna, diventare uno scrittore di successo è un'altra faccenda. Mi atterrò quindi al grande Robert Heinlein e alle sue cinque regole:
  • Regola uno: è necessario scrivere
Sembra incredibilmente ovvio, non è vero? Ma è una regola molto difficile da applicare. Non si può semplicemente parlare di voler essere uno scrittore. Non si può semplicemente seguire dei corsi, o leggere sul processo di scrittura, o fantasticare su come riuscirci un giorno. L'unico modo per diventare uno scrittore è quello di piantarsi di fronte alla tastiera e iniziare a picchiarci sopra.

E non lamentatevi del fatto che non si ha il tempo di scrivere. I veri scrittori lo comprano il tempo. Prendono ferie, aspettativa, scrivono di notte. Scrivere è una vita di sacrifici, però il bello è che nessuno vi obbliga.

  • Regola due: Finisci ciò che si avvia
Non si può imparare a scrivere senza arrivare alla conclusione di un pezzo o di un romanzo. Sì, le prime pagine che si sfornano potrebbe essere deboli, e si potrebbe essere tentati di buttare tutto. Non fatelo, bisogna sempre cercare di terminare ciò che si incomincia. Una volta che si dispone di un progetto completo, con un inizio, metà e fine, sarete sorpresi di quanto sia facile vedere cosa funziona e cosa no. E non sarete mai in grado di padroneggiare elementi quali trama, suspense, o crescita del personaggio senza costruire un intero pezzo. Se vi affidate ai pareri altrui, non lasciate mai che i critici o il vostro circolo di lettori critichi i capitoli uno alla volta. Nessuno può correttamente giudicare un libro da un pezzo tirato fuori a caso, e vi ritroverete con ogni sorta di consiglio inutile: "Questa parte sembra irrilevante." "Beh, no, in realtà, è molto importante un centinaio di pagine più avanti…"
  • Regola tre: è necessario astenersi dal riscrivere, ad eccezione di un ordine editoriale
Questa è quella che ha messo Heinlein nei guai con gli insegnanti di scrittura creativa. Forse Heinlein era uno scrittore di eccezionale talento, che quindi riusciva a uscire con una prima bozza già sfavillante. Forse per la maggior parte di noi sbucciapatate dello scrivere sarebbe più corretto riformularla come: "Non armeggiare all'infinito con la tua storia." Si può migliorare e lucidare. Si dice che le storie non siano mai finite, ma solo abbandonate - imparate ad abbandonare le vostre.

Se si inizia procedere con revisioni che ripristinano la prima bozza si è svolto abbastanza editing. E anche se molti principianti non ci credono, Heinlein ha ragione: se la vostra storia è vicino a pubblicabile, gli editor vi dirà che cosa dovete fare per renderla vendibile.

  • Regola numero quattro: è necessario mettere la tua storia sul mercato
Questa regola è la più difficile di tutti per i principianti. Non si può semplicemente dichiarare di essere uno scrittore professionista. Ci deve essere qualcuno disposto a pagare per le vostre parole prima di esserlo. Fino a quando non effettivamente mostrate il vostro lavoro ad un editore, potete continuare a sognare di essere il nuovo JD Salinger. Ed è difficile rinunciare a questa fantasia, però è necessario farlo.
  • Regola numero cinque: bisogna tenerla sul mercato sino a quando non ha venduto
È un dato di fatto: il lavoro viene respinto continuamente. Quasi certamente il vostro primo pezzo verrà rifiutato. Non lasciare che questo ti fermi, tutti gli scrittori professionisti hanno vagoni pieni di lettere di rifiuto. E ancora di più cassetti vuoti di richieste inevase o "no reply".

Se la nota di rifiuto contiene dei consigli sensati (cosa a me mai successa) forse potete pensare di adottarli e riproporvi. Alternativamente dopo n rifiuti potete decidere di cambiare qualcosa nella vostra storia, magari l'incipit e il primo capitolo, che poi è quello che la maggior parte degli editor legge, e riproporla. Se la vostra storia è stata respinta, inviatela lo stesso giorno a qualcun altro. E naturalmente continuate a scrivere nel frattempo. Non c'è nessun buon motivo per smettere di scrivere, diventare scrittori di successo, secondo Heinlein richiede un minimo di talento e una tonnellata di perserveranza.


Mi permetto di aggiungere un mio personale consiglio: il flusso dei soldi deve sempre andare dagli editori, dagli agenti, dai mercanti verso lo scrittore e mai il contrario. Se qualcuno vi chiede soldi per valutare, promuovere o pubblicare il vostro romanzo, girate alla larga, quella che sembra una scorciatoia è in realtà un vicolo cieco.

E voi che ne pensate?

giovedì 5 luglio 2012

Come pubblicare non a pagamento (2a parte)

La prima volta che ho incontrato il mondo dell'editoria a pagamento, meglio conosciuta come EAP, risale a quasi vent'anni fa. Eravamo nei primi anni novanta e internet per me esisteva solo nel computer dell'università, che si poteva consultare un massimo di due ore a settimana, posto che si trovasse uno spazio nella rubrica della segreteria studenti, dove si registravano le prenotazioni.
Avevo appena terminato la redazione di un romanzo di fantascienza, il mio primo libro, e ne avevo stampate una lista di copie con la mia stampante ad aghi a modulo continuo. Sembra preistoria vero?
Non esistevano liste di editori sui forum o meglio non esistevano i forum , si parlava solo di bulelttin board, e io non ero ancora così sgamato con internet da trovarli.
Andai quindi al salone del libro di Torino, che era alla sua quarta o quinta edizione.  Presi il catalogo degli espositori, dopodichè selezionai quei 20/30 editori che mi sembrava avessero in catalogo autori misconosciuti, e possibilmente qualche titolo di fantascienza. Imbustai le mie copie stampate e inviai speranzoso agli indirizzi del catalogo.
Molte cose sono cambiate negli ultimi 20 anni ma l'idiosincrasia degli editori a rispondere alle proposte editoriali degli scrittori esordienti, non è cambiata.
Ricevetti infatti pochissime risposte e soprattutto solo una di queste risposte negative mi faceva per lo meno capire che l'editor avesse valutato seriamente il romanzo. Diciamo che almeno qualche tempo fa avevano la scusa del costo di scrivere una lettera e spedirla per posta, oggi con le email il loro silenzio, a me, è meno chiaro.
Comunque un giorno di ottobre (me lo ricordo ancora, strano vero?) ricevetti una bella lettera dove una casa editrice si dichiarava disposta a pubblicare il mio capolavoro. Potete immaginare la gioia con cui accolsi la notizia, un futuro da autore mi si apriva davanti, il sogno della vita che si avverava al primo romanzo scritto...
L'editore era di Milano, così fissai un appuntamento, presi il treno da Torino, e mi recai trepidante per quello che immaginavo fosse il primo passo nel mio sogno. Scoprii presto però che il sogno era in realtà un incubo. Per la modica cifra di 1.200.000 delle vecchie lire questo sedicente signore era disposto a stampare un tot di copie e a distribuirle a suo dire, su tutto il territorio nazionale, dalle edicole alla biblioteca dell'accademia della crusca.
Io studiavo all'epoca economia e commercio, avevo 22 anni e neanche mi immaginavo che esistesse il mondo dell'editoria a pagamento. Però per come me la raccontava questo tizio sembrava una cosa ovvia, che tutti i più grandi scrittori si fossero dovuti piegare all'inizio della loro carriera a pagare un contributo per sostenere la prima stampa, ecc ecc.  E probabilmente mi sarei lasciato convincere da questo incantantore di serpenti senonchè due semplici considerazioni mi fecero desistere:
  • non avevo 1.200.000 lire (600 euro per i giovanissimi)
  • parlando con l'editore capii che non aveva la minima idea di cosa ci fosse nel mio libro. Non l'aveva letto!
Gli feci qualche domanda più specifica e questa sua totale indifferenza verso il mio scritto, che cercava farraginosamente di dissimulare, mi colpì e mi schifò a tal punto che, lasciato quell'ufficio, visto che non ricevetti altre proposte, decisi che la scrittura e il mio sogno forse potevano aspettare.
Poi è passata un po' di acqua sotto i ponti e nel 2011 mi sono riaffacciato al mondo dell'editoria, proponendo un nuovo manoscritto. Questa volta però mi sono scaricato tutte le liste degli editori non a pagamento prima di decidere a quali inviare il mio manoscritto, ce n'è una molto aggiornata su Writers Dream. Ciononostante mi sono ugualmente imbattuto in qualche proposta di contributo, poichè molti editori praticano il "doppio binario", nel senso che gli esordienti pagano, mentre gli autori affermati no.
Poi, tra alcune proposte, e tantissimi silenzi, ho trovato Michela, ed ora eccomi qui, passato dallo status di aspirante scrittore a quello di scrittore...ma questa è un'altra storia.
Quindi per concludere sconsiglio di comprare i vostri sogni per quattro soldi, anche perchè una volta monetizzati pure quelli, cosa vi resterà?
Sapete come chiamano l'EAP in UK? Vanity Press. Un termine veramente azzeccato, non è editoria, è solo indulgere alla propria debolezza e alla propria vanità.
Un'ultima considerazione a chi ha pubblicato a pagamento: io non giudico negativamente la vostra scelta, ognuno ha diritto di spendere i propri soldi come crede. E poi chissà magari la vostra idea è quella giusta, chi può sapere nel magico mondo dell'editoria cosa serve e cosa no?
Anch'io se tanti anni fa avessi avuto in tasca quel 1.200.000 forse avrei pubblicato a pagamento.
Qualche mese fa ho visto una bancarella a un mercatino, vicino a Susa, dove c'era una ragazza che vendeva i suoi libri. Mi sono avvicinato e ho fatto due parole. Questa tizia avrà avuto più o meno 20 anni, e aveva orgogliosamente pubblicato (a pagamento,  conoscevo l'editore) il suo romanzo. Aveva un entusiasmo e una passione che mi hanno colpito tantissimo, e ho comprato volentieri il suo libro. Alla fine, dopo averlo letto, non era neanche male, meglio secondo me di tanta nitta pubblicata dalle major e strombazzata con campagne pubblicitarie milionarie.

mercoledì 4 luglio 2012

Come pubblicare non a pagamento (parte1)

In alcune interviste che mi hanno chiesto i gentili blogger che stanno recensendo il mio romanzo spesso la domanda che viene formulata è: come hai fatto a pubblicare il tuo libro? come sei riuscito a trovare un editore?
E' difficile rispondere in poche righe, penso che meriterebbe scrivere un libro su cosa ti succede quando tenti di pubblicare un libro.
Io mi sono informato un pochino, come tutti quelli che si affacciano a un mercato sconosciuto, e ho scoperto che rispetto agli altri mercati in Italia è tutto profondamente differente. Almeno a  paragone con gli USA, per il resto d'Europa è più difficile trovare info, a meno di leggere fluentemente in tedesco, francese o rumeno...
Comunque in America il grosso del gioco è convincere un agente. Poi trovato l'agente, sarà lui a inserirti nel circuito. E l'editore si occuperà invece di editing (strano, vero?) e di distribuzione. In Italia invece la parte di scouting mi sembra sia in mano saldamente agli editori stessi. O meglio a chi lavora nelle case editrici, come assitente editor, quindi nel 90% dei casi uno stagista sottopagato che magari all'inizio della sua carriera mette entusiasmo e competenza nel proprio lavoro, ma che dopo qualche anno, a furia di restare sottopagato, forse inizia anche a fare scelte discutibili nella selezione dei manoscritti. Magari iniza a far passare gli amici e gli amici degli amici. O magari no, come sempre è sbagliato generalizzare, dico solo che se lo scouting fosse fatto da professionisti, che guadagnano a percentuale sulle vendite, forse sarebbe un pochino più efficace.

Quindi la vera domanda è: come riuscire a passare la terribile selezione degli editori?
Innanzitutto è meglio rivolgersi a editori che effettivamente pubblichino esordienti, altrimenti è tempo perso. Poi appurato che l'editore pubblica esordienti, conviene contattarlo mandando un line-up del vosto libro (il riassunto in 25 parole) e una sinossi. Spesso il line-up sarà l'unica cosa che leggeranno di voi, quindi lavorateci a fondo. Io sconsiglio di mandare direttamente il manoscritto. Non credo che venga letto, almeno in molti casi così non è.
In questa fase se avete qualche carta da giocarvi in termini di amicizie personali, lontani parenti, zii che vi hanno fatto ballare sulle ginocchia quando eravate bambini e non avete mai più rivisto, link su FB o su altri social network, blog che seguite ecc è il momento di giocarseli. Per me non è andata così, però comunque effettivamente se non avessi visto un post della mia editrice su Linkedin adesso forse non sarei qui a raccontare del mio libro. E' chiaro che la fortuna può anche essere aiutata. Se volete pubblicare con un editore, che in catalogo ha esordienti e secondo voi è un vero vincente nel lanciarli, iniziate a fare qualche ricerchina su internet. Se per caso riuscite a identificare uno dei redattori o uno degli editor che ha un suo blog, una sua pagina personale, qualsiasi cosa, potete cercare di contattarlo. Ovviamente non chiedendogli di leggere il vostro futuro best seller, ma cercando un terreno comune, offrendosi magari per collaborare al suo blog, mandandogli degli articoli ecc ecc. Poi dopo qualche settimana potete provare con il discorso manoscritto. Sicuramente le vostre chance, almeno di essere letti, aumenteranno vertiginosamente.
L'altra cosa fondamentale è che il vostro romanzo sia pronto. Anche se avete giocato benissimo le vostre carte in fase di contatto per poi mandare una ciofeca, meglio risparmiare la fatica.
Uno dei miei mostri sacri, Stephen King ha scritto un romanzo "on writing", che spiega un po' la sua passione per la scrittura. A parte il consiglio di leggerlo, lui spiega in questo libro la sua regola delle sei settimane.
Tutto quello che scrive, una volta messa la parola fine, lui lo lascia in un cassetto chiuso a chiave per sei settimane. E non c'è verso, si forza a non aprire quel cassetto per nessun motivo. Poi rilegge e corregge.
Vi invito a provare, sarete sorpresi del risultato.

Nella prossima parte vi parlerò di editoria a pagamento.

giovedì 28 giugno 2012

Consigli di Scrittura Creativa


Il problema con i consigli è che è di solito è semplice indicare la strada, ma è molto più difficile spiegare il come. Tutti sanno che bisognerebbe mangiare più frutta e verdura e meno panini, ma come raggiungere questo obiettivo è un altro affare. Quindi partirei da un elenco di cose secondo me da evitare. Ho fatto un patchwork di consigli di scrittura creativa trovati su vari forum, cercando di scegliere quelli che secondo me funzionano meglio, più che altro perché io ho commesso questi errori e non mi hanno portato a niente, quindi evitateli:     
  • Non passate anni a sperimentare forme nuove di scrittura: collage verbali, ricettari che prendono vita e raccontano, racconti senza dialoghi, dialoghi senza racconti, tesi accademiche futuristiche ecc. E' vero che alcune delle forme più interessanti di letteratura sono nate da logiche sperimentali, ma di James Joyce ce n'è già stato uno, grazie. Non ostinatevi a creare per forza qualcosa di nuovo. Un semplice genere musicale come il blues esiste ormai da quasi cent'anni eppure riesce a esprimere tutta la gamma di emozioni umane, ogni volta con nuove canzoni. Volete comunque raccontare la storia dal punto di vista di una farfalla equatoriale anziché dal vostro umano protagonista? Bene, però dovrete dare alla farfalla emozioni umane. Alla gente non gliene frega del modo di ragionare, di amare, o di sentire di una farfalla.
  • Non passate anni a raccogliere materiale, citazioni, frasi e pensieri. Se vi viene un'idea, una situazione, un qualcosa che vi ispira, iniziate a scrivere una storia che colga quel pensiero. Non un semplice appunto, una vera storia. Prendetevi un'ora di tempo e scrivete 1000 parole. Se quel pensiero merita di essere coltivato, verrà fuori da sé, e potrete mettervi a lavorare sulla trama, sui personaggi o sull'ambientazione. Se invece non trovate ispirazione, vuol dire che non era qualcosa di interessante.
  • Rileggete quanto avete scritto ad alta voce. Sembra una cosa stupida ma vi stupirete di quanto cambierete dopo la lettura ad alta voce. Se qualcosa suona bene al vostro orecchio suonerà bene anche al vostro cervello, ma purtroppo non funziona viceversa. E l'arte di raccontare storie nasce da una tradizione orale, che ha proliferato per millenni, prima di essere convertita per le masse in forma scritta, nell'ultimo secolo praticamente dal dopoguerra.
  • Non risparmiatevi. Questo è uno dei punti più difficili da affrontare per uno scrittore, ma se non siete pronti a umiliarvi di fronte ai vostri lettori, a mettere a nudo le vostre debolezze o insicurezze, a dimostrarvi vili o pavidi, non iniziate neanche. Se volete descrivere la scena in cui il protagonista abbandona il fratello nelle mani del nemico, dovrete scavare dentro di voi, andando a cercare qualcosa che vi ha toccato in maniera simile nel corso della vostra vita. Dovrete andare a cercare nella vostra infanzia quell'episodio dove avete lasciato il vostro amico più fraterno in una situazione di pericolo, per scappare, senza voltarsi indietro. Solo se ritroverete quelle emozioni profonde dentro di voi, riuscirete a scrivere una scena convincente. E se la scena sarà convincente il lettore dopo saprà che anche voi nella vostra vita avete abbandonato qualcuno che vi era caro, e magari sotto sotto vi considererà un vigliacco…. Però comprerà i vostri libri!
Non so se questi sono i migliori consigli o i più importanti, però possono essere un primo punto di vista, di qualcuno che ha già attraversato il deserto una volta, per sopravvivere a questa incredibile avventura che è scrivere.
Potete anche leggere le cinque regole di Heinlein.